retour à l'accueilOlivier Mathieu : « Silvia Valerio tra erotismo ed ereticità, ossia la trasgressione dell’illibatezza ». Silvia Valerio è un nome nuovo nel panorama (pateticamente piatto) della letteratura italiana contemporanea. La giovanissima fanciulla (non ha ancora raggiunto, mi dicono, la sua ventesima primavera) ha appena pubblicato in Italia un libro intitolato : « C’era un presidente. Ius primae noctis ». In italiano mediatico : « Io, vergine, voglio Ahmadinejad ». E in francese : « Moi, vierge, je veux Ahmadinejad » (1). E poichè Silvia è giovane - ci sono anche, sul suo sito Internet, alcune sue foto (2) - e poichè Silvia pretende non soltanto di essere vergine ma anche di bruciare dal desiderio di concedersi ad uno degli uomini che hanno suscitato l’odio più universale in tutto l’Occidente (dagli Stati Uniti fino allo Stato di Israele passando per l’Europa !), capirete facilmente che il libro abbia suscitato nei giornali del Bel Paese alcune reazioni ostili (3)… La scrittrice principiante, invitata in una trasmissione televisiva diretta dal giornalista Piero Chiambretti, è stata trattata da quest’ultimo in un modo dei più sgarbati. Queste immagini hanno anche avuto un’ulteriore diffusione, questa volta nella seguitissima trasmissione « Striscia la Notizia », su Canale 5 di Silvio Berlusconi. Il libro della Valerio consente, per cominciare, di riflettere sul presidente appena rieletto dell’Iran, che l’autrice definisce come « l’ultimo eretico ». In altri termini, analizza la vita, il pensiero, il personaggio controverso di un uomo di Stato che ha osato mettere in dubbio fino alll’esistenza dell’Olocausto... Di sicuro, Silvia Valerio non ha scelto una strada facile. La gente comune, ovviamente, si domanda se Silvia Valerio sia davvero « vergine ». Piero Chiambretti, oltre a strappare alla scrittrice alcuni documenti che aveva portato con se, si è limitato ad una battuta del tipo : « Lei, vergine ? Macchè !… » La cultura ufficiale occidentale, la cultura accademica che potremmo definire come cultura marxista-clericale, soffre di troppe remore nei riguardi dell’erotismo e dell’ereticità, sia come concetti che come sostantivi. Silvia Valerio è riuscita nel suo intento, cioè a coniugare due concetti e due parole : « erotismo » ed « ereticità ». Il sesso da una parte, l’ereticità dall’altra, sono allora i due « visi » della giovane fanciulla « bifronte ». Due visi che, più che contrapposti, sono complementari e necessari l’uno all’altro. Ecco in cosa consiste, secondo me, la verginità più essenziale della scrittrice. Vergine significa anche, nella lingua italiana, « d’animo puro ». Se Silvia Valerio avesse deciso di scrivere una biografia di Neda (la studentessa uccisa in circostanze ancora poco chiare durante una manifestazione dell’opposizione nella capitale iraniana), oppure se avesse promesso la sua innocenza a Barack Obama od a Sarkozy, avrebbe probabilmente già venduto milioni di copie in tutte le librerie della Penisola, e in tutto il mondo. Invece, la Valerio ha scelto un soggetto arduo, ma anche di grandissima attualità : i riflettori sono evidentemente puntati su di un uomo, Ahmadinejad, e su di un paese, l’Iran, che rischiano entrambi a breve termine ben altro che il dito minaccioso o la propaganda leziosa dei « nostri » diplomatici occidentali. « C’era un presidente. Ius primae noctis » ci interroga per finire sulla persona dell’autrice. Il suo libro dimostra, se vogliamo, un senso acuto e molto « futurista » della pubblicità ma anche coraggio, anticonformismo, ironia e un promettente talento letterario. Certamente, nei tempi grigi noiosi berlusconiani in cui viviamo, non è poco. Questo suo coraggio consiste meno nel fatto di usare la parola « vergine » - la letteratura erotica è ovviamente piena di opere che hanno adoperato un tale termine (4) - che nel pretendere regalare la sua prima notte d’amore ad Ahmadinejad. Il solo fatto che si possa trovare, in Italia, una giovane aspirante scrittrice capace di ideare e di pubblicare un tale libro, è proprio notevole. Non so se « C’era un presidente. Ius primae noctis » sarà un « best seller ». Ma con questa sola opera, Silvia Valerio si è già meritato un posto tutto suo nel paesaggio mediatico del suo paese. Non so quale sarà il suo futuro letterario. Ma se facessimo un salto indietro nel tempo, bisognerebbe ricordare che, anche se il futurismo italiano ebbe più maschi che donne tra i suoi protagonisti, non va dimenticata Benedetta Cappa, poetessa e scrittrice, allieva di Giacomo Balla, nel cui studio incontrò nel 1918 Marinetti, che sposò cinque anni più tardi. Fu l’autrice di tre romanzi : e basti dire che la scrittrice fu apprezzata dal grande Ezra Pound. E che dire della scrittrice francese Valentine de Saint-Point (1875-1953), che era poi la pronipote di Alphonse de Lamartine ?... Decisa ad incarnare nella letteratura, come nella vita, un ruolo di « superdonna » orgogliosa, consapevole di sé, vivendo i suoi istinti e le sue passioni fino in fondo, Valentine de Saint-Point diede la sua adesione allo stesso futurismo, pubblicando molte opere sul tema del desiderio sessuale (si veda : « Une femme et le désir », Una donna e il desiderio, 1910). Titolo che, un secolo fa, suscitò molte polemiche nei ranghi dei benpensanti… Le stesse polemiche, alla fine, che suscita oggi il titolo in cui Silvia Valerio ha saputo riassumere due dei più grandi tabù : il sesso, e l’essenza « eretica » del presidente iraniano. Oggi, nel 2010, mi auguro che la letteratura italiana abbia - finalmente ! - scoperto in Silvia Valerio una protagonista autentica. La sua opera dovrebbe essere letta con senso critico. Ogni volta che sembra nascere, in una giovane generazione, un « ribelle », nessuno dovrebbe essere in diritto di condannare i suoi scritti al silenzio. La letteratura ha sempre qualcosa a che vedere con la « provocazione », nel senso più etimologico della parola (una provocazione è una « chiamata verso l’alto »), come ci ha insegnato proprio il futurismo (5). Un futurismo che non disprezzava per niente « la donna » in quanto tale. In verità, il futurismo disprezzava la mediocrità, ovunque si trovasse : nella femmina come nel maschio. Nel 1917 Marinetti scriveva che le donne costituiscono « la parte migliore dell’umanità ». Dal canto suo, Valentine de Saint-Point rifiutava non « la » donna, ma la borghese perbenista. Invece erigeva come un ideale « le Erinni, le Amazzoni, le Semiramide, le Giovanna d’Arco » (che strano, un’altra vergine !), « le guerriere che combattono più ferocemente dei maschi ». Ecco : Silvia Valerio non è borghese o perbenista. Non so come « combatte ». Ma mi sembra che scriva più ferocemente, molto più ferocemente e anche molto più teneramente, molto meglio di tantissimi uomini, o presunti tali, tantissimi uomini moderni che oggi come oggi, in Italia, si spacciano e per uomini e per « scrittori »… Alla Valerio, che forse ha un qualcosa di anarchico-nichilista come il primo Marinetti, devono piacere le « idee-muri da sfondare ». Anche Silvia, dunque, potrebbe dire : « Noi siamo intraprenditori di demolizioni, ma per ricostruire (6)». La provocazione e l’incendio non sono mai fine a se stessi, ma sembrano progettare l’edificazione di un ordine nuovo delle cose, nel mondo e nell’arte. Silvia Valerio di sicuro rischia di vedersi relegata negli « inferni » delle biblioteche pubbliche. I « critici letterari » non esiteranno ad infamarla, senza aver nemmeno sfogliato il suo libro. Ma per quale vero motivo ? E perchè tantissimo odio nei confronti dell’illibatezza - presunta o reale, non importa - della scrittrice ? Di cosa è colpevole Silvia Valerio ? Di parlare di sesso ? Oppure di non sparlare di Ahmadinejad ?… Olivier Mathieu NOTE (1)Silvia VALERIO, « C’era un presidente. Ius primae noctis ». Prezzo: 9.00 euro Editore: Vallecchi ISBN: 978-88-8427-151-8 (2)http://www.silviavalerio.it/foto/galleria.html (3)Tra gli articoli pubblicati sul libro di Silvia Valerio, all’inizio del 2010, in Italia, si veda : « CORRIERE DEL VENETO », 27 Marzo 2010, a firma di Andrea PASQUALETTO : La padovana Silvia Valerio, universitaria al primo anno di Lettere, esordisce con un libro che è già un caso: «Vi spiego perché lo desidero» «Io, vergine di ferro voglio offrirmi ad Ahmadinejad» Scrittrice, illibata: adoro quel Presidente. (4) Si potrà consultare : Enrico de Boccard, « Dizionario della letteratura erotica », Tattilo Editrice, Luglio 1977, 284 pagine. (5) Si veda, in particolare su Benedetta Cappa e Valentine de Saint-Point : Claudia Salaris, « Dizionario del futurismo. Idee, provocazioni e parole d’ordine di una grande avanguardia » (in francese : « Dictionnaire du futurisme. Idées, provocations et mots d’ordre d’une grande avant-garde »), Editori Riuniti, ottobre 1996, 182 pagine. (6) MARINETTI, « In quest’anno futurista » (1914).